8a edizione del Printemps del cinema francese

L'ottava edizione della Primavera del cinema francese si sposta dal centro di Roma ad un nuovo centro, il Pigneto. Quest'anno, presentiamo una sola programmazione di film e eventi speciali concentrata su Mathieu Amalric, Jean-Luc Godard, Jean-Claude Rousseau e Jean-Marie Straub. Tutto in tre giorni al cinema Nuovo L'Aquila e con la rete Kino, contro tre selezioni spalmate su un'intera settimana della scorsa edizione. Eppure, a dispetto dei numeri, si tratta di una vittoria.

 Il nostro festival è maturato negli anni. E con esso, coloro che lo hanno pensato e voluto. Nessuno di noi sapeva, quando abbiamo iniziato otto anni fa, come si organizza un festival. Ci siamo dati il tempo di capire. Incrementando lentamente, anno dopo anno, il nostro orticello, con ecologia di mezzi e di pensiero. La complicità degli ospiti è stata fondamentale. Tutti hanno capito il nostro sforzo e ci hanno sostenuto. È così che, in sette anni, siamo passati da tre film e due invitati della prima edizione ai trentasette lungometraggi dell'anno passato.

Ora ricominciamo da zero. Inutile negarlo. La spiegazione, al di là dei dettagli, è semplice. Per sette anni, il servizio culturale dell'Ambasciata di Francia a Roma, nelle persone dei consiglieri alla cultura e all'audiovisivo, ci ha sostenuto, fornendoci assistenza logistica e contribuendo a finanziare la manifestazione. All'inizio, con benevola indifferenza. Mano a mano che il festival ha cominciato a far parlare di sé, con crescente interesse. Mantenere l'indipendenza non è stato facile. Ci siamo riusciti creando l’Associazione culturale Regards/Sguardi in quanto produttori e direttori artistici del festival, e accettando qualche compromesso. Ma soprattutto facendo valere il nostro lavoro, l'esperienza accumulata, la conoscenza del panorama cinematografico. In poche parole, con il lavoro.

 Non è solo il festival che è evoluto in questi anni. Anche il clima politico e culturale è andato modificandosi. Non sarebbe corretto inferire una tendenza generale dal nostro caso particolare. Di certo c'è che il personale con cui abbiamo avuto rapporti ha subito una costante mutazione. Otto anni fa, i nostri interlocutori erano dei funzionari pubblici la cui preoccupazione era sostenere (o no) delle iniziative culturalmente valide. Oggi ci ritroviamo davanti dei manager. Tutta un'altra mentalità. L'accordo di collaborazione che ci ha proposto la nuova squadra del Servizio culturale era inaccettabile. Inizialmente increduli, abbiamo fatto valere le nostre ragioni pensando che,  come in passato, avremmo potuto ristabilire un rapporto accettabile e proficuo per tutti dialogando. A malincuore, non è stato possibile. 

Eccoci dunque senza valigia diplomatica ma con un nome, una storia e pochi euro sul conto. La Primavera del cinema francese riparte dunque da zero. Ma riparte bene.

La nostra programmazione non è una discarica di titoli scelti a casaccio. Dovendo rinunciare alla quantità, ci affidiamo ai fondamentali : qualità, versione originale, titoli importanti, ma che non varcano le frontiere.

Ripartiamo da Mathieu Amalric e con Mathieu Amalric, che sarà con noi per accompagnare la proiezione di tre suoi film da regista, tra cui Tournée, unica proiezione italiana in lingua originale (vale a dire, a nostro modo di vedere, unica proiezione tout court). Ripartiamo da Jean-Claude Rousseau, che era stato nostro ospite quattro anni fa e che ritorna con il suo ultimo film. Ripartiamo da Jean-Marie Straub, con il suo primo film in HD.

Questi tre registi, così diversi tra loro, sono accomunati da un quarto nome, quello di Godard. Godard che non è un vecchietto in pensione in Svizzera, come pensa qualcuno. Ma un vero sperimentatore dei nostri tempi, a cui, non solo molti registi, ma anche tecnici, operatori e semplici cinefili, guardano con estrema attenzione. Perché nessuno più di Godard riflette sull'intreccio tra estetica e politica. Il suo Film Socialisme racconta una storia antica, novecentesca. Ma lo fa immergendosi nel mondo assolutamente contemporaneo della produzione sociale dell'immagine. Nessuno più di Godard ci mette davanti ad una scelta essenziale, dicendoci che il nostro destino di europei è legato, prima di ogni altra cosa, al fatto che l'immagine venga pensata. Ecco perché, in questo momento di smarrimento, ci affidiamo a lui. Meglio, andiamo avanti con lui.

 

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