Selezioni
In viaggio con Hippolyte Girardot.
Come ogni anno da sette anni a questa parte, la sala Trevi è il cuore del Printemps. È qui che il festival è nato. È qui che ogni anno ritrova la propria identità e rinnova la propria ragion d'essere : portare al pubblico romano una ventata fresca, squadernare i luoghi comuni sul cinema francese, porre le basi per far nascere un rapporto tra i nuovi autori francesi e il pubblico italiano.
Per questo, ogni anno incentriamo la programmazione su una persona. Quest'anno è l'attore e regista Hippolyte Girardot. Si tratta di uno dei più bravi comédien del cinema attuale. Dei più istintivi, ma anche dei più tecnici. Scorrendo sette titoli della sua filmografia, si passa attraverso una galleria di personaggi e film eccezionali. È il ladro Pierre, accanto a Catherine Deneuve, nel Bon plaisir di François Girod (1984). Lo stesso anno si imbarca in Prénom Carmen, uno dei film più folli di Jean-Luc Godard. Il trentenne squinternato Hippo di Un monde sans pitié (1989) di Eric Rochant è uno dei suoi ruoli culto. Come il Barjo di Confessions d'un Barjo (1992) : esilarante e imprevedibile. Verso la fine dei novanta, Hippolyte Girardot si scrolla di dosso i personaggi istrionici e paranoici, e interpreta dei ruoli di composizione degni della migliore scuola americana. Nel 2005 è impeccabile nei panni del marito infermo di Constance – il film è lo splendido Lady Chatterley di Pascale Ferran. Infine c'è Cannes 2009. Cambio di marcia e di velocità. Associato con il regista giapponese Nobuhiro Suwa, gira (e interpreta) Yuki et Nina. Per alcuni, il più gran film della Quinzaine 2009.
Vi aspettiamo alla sala Trevi per rifare questo viaggio dal vivo. Con i film di Hippolyte e con Hippolyte. Il menu è quello di sempre. Scoprire le opere (ovviamente in versione originale sottotitolata), parlarne con chi le ha fatte.
Vive le cinéma! Tutta la diversità del più recente cinema francese.
Da tre anni a questa parte il Printemps si avvale degli schermi del cinema Farnese per offrire al suo pubblico un panorama ampio e articolato del cinema francese. Teniamo molto all'idea di proporre nella stessa selezione cineasti dai nomi noti e meno noti, film di grande, medio e piccolo budget...Il punto è che il cinema francese è per lo più un grande sconosciuto. Anche cineasti un tempo celebratissimi, come Alain Resnais o Eric Rohmer, sono oggi distribuiti in maniera più timida che in passato. E quasi mai in lingua originale – un punto sul quale non si dovrebbe transigere, sul quale noi non transigiamo. Accanto a questi mostri sacri della, ormai antica, Nouvelle Vague, vogliamo far scoprire dei cineasti più giovani, che ne continuano, con altri mezzi e linguaggi, lo spirito di ricerca e audacia del movimento dei primi anni sessanta. La selezione è quindi estremamente variegata. Avete mai sentito parlare dei fratelli Larrieu ? O di Ferreira Barbosa ? Forse, vi ricorderete di Alain Guiraudie, di cui il Printemps a mostrato un piccolo gioiello (il mediometraggio : Ce vieux rêve qui bouge). Siamo molto contenti di portare a Roma il suo ultimo film, la sua ultima utopia : Le Rois de l'évasion, uno dei due film più applauditi della Quinzaine des réalisateurs 2009. L'altro è Les Beaux gosses, risposta francese alle commedie adolescenziali americane di Judd Apatow. L'eccitazione è grande. Perché quest'anno, nonostante la perdita di alcuni sponsor sappiamo di offrire al pubblico un programma straordinario. Una parola su Eric Rohmer, recentemente scomparso. In queste occasioni si dice : il suo cinema lo ha reso immortale. Non solo è vero, ma non c'è bisogno di fare retorica. Basta guardare con attenzione il cinema di oggi. Dal coreano Hong Sang-soo fino allo stesso Alain Guiraudie (passando per – chi lo avrebbe mai detto – Wes Anderson), Rohmer è un punto di riferimento, una fonte di ispirazione a cui attinge il cinema d'autore mondiale. È per questo che vi invitiamo caldamente a scoprire o riscoprire la nostra selezione dei suoi film, tra cui il suo ultimo, splendido, capolavoro : Gli amori di Astrea e Celadon. Non è solo un ritorno al patrimonio cinematografico, è una finestra aperta sul mondo dell'arte contemporanea.
Un posto sulla terra - il cinema di Pierre Creton.
Da dieci anni, Pierre Creton costruisce una delle opere più importanti del cinema francese contemporaneo. Ma attenzione a parlare di un opera « maggiore », i suoi film infatti rifiutano il prestigio della grande forma ; essi devono la loro bellezza al lavoro di una materia a priori minore, quotidiana : il prossimo, il quotidiano, le variazioni infinitesimali del tempo che fa, del tempo che passa, delle emozioni. Degli uomini, dei fiori, delle case, degli animali : lo sguardo di Creton cerca la lontananza nella vicinanza, l'estraneità nel cuore di ciò che è familiare.
Finzioni, documentari, saggi... il suo cinema rifugge le categorie, si libera dai generi per inventare un lirismo senza confini ; per prima cosa quelli di una vita, di una maniera d'essere e di abitare il mondo. Troppo spesso il cinema appare come un territorio separato dalla vita, dal suo tempo, dal suo ritmo, dal tragico e dal comico quotidiani. Pierre Creton ha preso partito dalla leggerezza del digitale DV per avvicinare il cinema alla vita – alla propria vita. Filmare come si scrive, come si disegna. Solo o in compagnia di amici. Utilizzare il bianco e nero del digitale « come la grafite di una matita ». Nessun ricatto all'intimità : in Secteur 545, Creton fa dire al proprio personaggio una frase di Pessoa che lo definisce : « Ho scolpito la mia vita come una statua, fatta di una materia estranea al mio essere. »
Pierre Creton vive e lavora in Normandia, nel Pays-de-Caux dove è nato e ha passato l'infanzia. Operaio agricolo e cineasta, vaccaro ed artista, apicultore, produttore di sidro e di film. Vivere e lavorare in questo equilibrio, vuol dire altro avere una preoccupazione fondamentale : l'abitare. Come si abita il mondo ? A quali condizioni un mondo è abitabile ? Che cosa vuol dire abitare ? Pierre Creton, non si comporta come un proprietario, come chi si assicura un posto. Nel 2003, aveva intitolato una serie di disegni-foto di case : « Abitare, la vita vera è assente ». La « vita vera » (nel senso di Rimbaud), è avvicinabile a patto di pensare insieme «l'abitare» e «l'essere assente». Abitare un luogo, non è essere presenti, ma scomparire e far posto all'assenza di colui o di colei che ci hanno preceduto. In quest'assenza, questo scarto di tempo, la casa può diventare un luogo dell'immaginazione. La sopravvivenza e la sovrimpressione si fanno strada tra i muri del tempo e del ricordo. Abitare vuol dire vivere in mezzo alle trappole, attento agli spettri, alle lucciole, ai segni intangibili, a tutto quello che aumenta la tonalità del quotidiano di un diesis poetico. Vuol dire anche annodare il presente con il passato, la realtà con i fantasmi, la terra e i compagni che ci si è scelti insieme con i libri, i film che compongono il paesaggio interiore dell'uomo : Proust, Blanchot, Duras, Straub, Pavese, Bataille.
Dal 2004, il FID (Festival Internazionale del Documentario di Marsiglia) ha mostrato tutti i film di Pierre Creton. Nel 2008, L'Heure du Berger a vinto il Gran premio della competizione francese. Questo riconoscimento ha permesso ai film di viaggiare in numerosi festival internazionali (Vienna, Torino...) Non erano ancora mai stati mostrati a Roma. Questa retrospettiva presenta una vista d'insieme di un'opera al tempo stesso stellare e riservata, tenuta insieme dalla rara coerenza di una sensibilità senza esempi esterni. Film realizzati da solo o con Vincent Barre, film del Pays-de-Caux e film di viaggi (Isole Shetland, Himalaya), ritratti dei viventi e dei morti, studio dei luoghi.
In complemento e in controcampo, sarà presentato Le Temps des grâces, splendido documentario di Dominique Marchais, selezionato nel 2009 in numerosi festival e uscito nelle sale francesi nel febbraio del 2010. Si tratta di un tutt'altro sguardo sul mondo agricolo. Attraverso il confronto di parola e paesaggio. Marchais mostra uno stato di cose preoccupante, ma privo di nostalgia ; ci porta al di là del tema dell'agricoltura in Francia e verso la questione degli spazi, del cibo, della natura che vogliamo. Un'altra maniera di porre la questione dell'abitare.









